Come funziona una pianta
Una pianta è un essere vivente, un essere che cresce, matura, si riproduce, invecchia e muore.
In altre parole è esattamente la stessa cosa, dal punto di vista della vita, di un essere umano o di un animale.
Come tutti gli esseri viventi, di ogni tipo, le piante hanno bisogno di particolari condizioni climatiche, di luce e di nutrimento per poter vivere.
Per intenderci, anche loro devono mangiare e bere, per non morire di fame e di sete, devono respirare, ed hanno bisogno di luce quanto noi animali.
La più grande differenza tra vegetali ed animali è nel tipo di nutrimento di cui abbiamo e hanno bisogno: noi animali necessitiamo di nutrimenti organici complessi come proteine, glucidi, lipidi, vitamine, ecc; i vegetali hanno invece bisogno di nutrimenti inorganici più semplici, che vedremo più avanti.
Comunque sia, i nutrimenti una volta assimilati vengono trasformati e utilizzati per la vita: essi ci danno movimento, ci permettono di crescere, di avere una temperatura interna adatta all'ambiente, ecc.
Un'altra grande differenza è come trasformiamo gli alimenti: noi animali utilizziamo una serie di reazioni chimiche interne, soprattutto (per noi animali più evoluti) a livello del fegato; le piante invece trasformano e sintetizzano gli alimenti di cui hanno bisogno tramite reazioni legate alla luce solare: la cosiddetta FOTOSINTESI:
Cosa è la fotosintesi
La fotosintesi è il processo con cui le piante riescono a nutrirsi, trasformando materie prime semplici e facilmente reperibili nell'ambiente (come l'acqua e l'anidride carbonica) in prodotti organici di riserva alimentare.
Il termine è composto dal tema "foto" (derivato dal greco phô = "luce") e da "sintesi", ad indicare che la produzione di queste sostanze alimentari può aver luogo soltanto in presenza di luce.
In effetti, le trasformazioni, orientate alla produzione di materia organica, subite dall'acqua e dall'anidride carbonica sono processi che non avvengono spontaneamente, ma hanno bisogno di un notevole apporto di energia dall'esterno per poter essere svolti.
La luce del Sole, catturata dal pigmento fotosintetico "clorofilla", fornisce appunto l'energia necessaria ad alimentare l'intera serie di reazioni.
Le sostanze organiche che si formano e che servono alle piante sia come fonte diretta di nutrimento (per ricavare di nuovo energia, necessaria alla loro vita), sia come scheletri molecolari di base per costruire tutte le molecole di cui hanno bisogno per le loro strutture cellulari, sono zuccheri. In particolare il prodotto finale della fotosintesi è il glucosio (da cui si formano poi, per successive trasformazioni, tutti gli altri carboidrati). Oltre al glucosio, la fotosintesi porta alla liberazione di ossigeno molecolare come sottoprodotto.
La reazione complessiva della fotosintesi può essere così riassunta:
6 H2O + 6 CO2 + luce => C6H12O6+ 6 O2
ossia:
anidride carbonica + acqua + luce => carboidrati + ossigeno
Vale la pena di notare come la trasformazione in questione sia la reazione inversa di una reazione di combustione (analoga anche ai processi respiratori che permettono agli organismi vegetali ed animali di demolire gli zuccheri), con i carboidrati che fungono da combustibile e l'ossigeno da comburente. Si sa che le reazioni di combustione liberano moltissima energia: si può dunque comprendere facilmente perché il processo fotosintetico, che procede in senso inverso, abbia invece bisogno di assumerne in grande quantità.
Di che nutrimenti ha bisogno una pianta
Una pianta (qualsiasi pianta) ha bisogno di una serie decisamente ampia di elementi chimici inorganici per poter ottenere tutti quegli zuccheri di cui ha bisogno.
Tutte le materie prime di cui ha bisogno devono essere disponibili in quantità adatta, altrimenti lo sviluppo della pianta verrà fermato.
Mi piace rappresentare un organismo vegetale come una torre, da costruire secondo un preciso progetto (scritto da millenni nel suo DNA); le sostanze primarie che la pianta assorbe dal mondo esterno sono la sabbia, la calce, il cemento, l'acqua che impastate insieme daranno forma ai mattoni con i quali, poi, la natura provvederà a costruire la nostra torre.
Immaginate cosa succederebbe se, per qualsiasi motivo, venisse a mancare uno qualsiasi degli elementi necessari: sarebbe per la pianta impossibile costruire i mattoni (tramite la fotosintesi) con i quali continuare a vivere.
A seguire riporto i nutrienti di cui tutti gli organismi vegetali hanno bisogno.
Una prima distinzione si può fare tra macroelementi, mesoelementi e microelementi: i primi e i secondi sono quelli che servono ai vegetali in grandi quantità, con i quali vengono costruite le matrici cellulari di supporto delle piante, le radici, lo scheletro e le foglie; gli ultimi sono elementi che servono in minima quantità alle piante per portare a termine in modo completo le reazioni chimiche primarie.
Vediamoli in dettaglio.
MACROELEMENTI
Sono gli elementi usati in modo più pesante dagli organismi vegetali. Sono tre, eccoli:
1. Azoto (N)
E' l'elemento nutritivo più importante per le piante e per gli organismi viventi in genere, poichè è fondamentale per la costituzione delle proteine, degli acidi nucleici e di altri costituenti cellulari.
Lo si trova in grande quantità sia nelle rocce che nell'atmosfera, di cui costituisce circa il 78%; purtroppo però è una degli elementi di più difficile reperimento per gli organismi viventi, poichè può essere assorbito soltanto se assume particolari forme chimiche. L'azoto entra nel ciclo biologico fondamentalmente attraverso le piante, che lo assorbono direttamente dal terreno; l'assorbimento da parte delle piante può avvenire soltanto se l'azoto è in forma di ione nitrico o ammonio, mentre solitamente l'azoto è in gran parte in forma gassosa.
Per essere utilizzato quindi l'azoto deve essere "fissato"; il processo di fissazione dell'azoto avviene fondamentalmente attraverso microorganismi che trasformano l'azoto gassoso in ioni nitrici o in ioni ammonio.
In acquario: Chi di voi non ha mai sentito parlare del ciclo dell'azoto, che dagli scarti animali (feci ed urina, cioè ammonio e ammoniaca), passa attraverso i nitriti per arrivare ai famigerati nitrati?
Tutti i composti sopra sono a base di azoto; e la cosa divertente è che le piante possono assimilare l'azoto in tutte le sue forme, dall'ammonio ai nitrati.
Anzi, la forma ammonio dell'azoto è più facilmente assimilabile dalle piante che la forma nitrato.
Il che significa che una vasca pesantemente piantumata dovrebbe avere un filtro biologico poco efficiente (o mancarne del tutto), in modo che i batteri nitrificatori "buoni" non entrino in competizione con le piante!
Comunque, è possibile fertilizzare con nitrato di potassio, in modo da mantenere un livello costante di nitrati di pochi mg/L.
2. Fosforo (P)
Il fosforo è un elemento basilare per le piante perché legato alla formazione dei fiori, allo sviluppo delle radici e alla struttura dei germogli.
Nel suolo è presente in quantità rilevante sottoforma di minerale (vari tipi di fosfato), oppure lo si può trovare contenuto nella componente organica, vale a dire l'Humus.
La pianta assorbe il fosforo contenuto nella soluzione circolante in forma di ione fosforico direttamente utilizzabile. Il Fosforo minerale contenuto nel terreno è però soggetto a molte interazioni con gli altri elementi presenti nel suolo (formazione di sali insolubili), che ne limitano la diffusione e la disponibilità per le piante. Un classico esempio di retrogradazione è dato dalla interazione tra fosfati e calcio che porta alla formazione di fosfato tricalcico insolubile.
Il fosforo nella pianta svolge funzioni plastiche ed energetiche poichè entra nella composizione di molecole fondamentali nella biologia vegetale quali gli acidi nucleici (DNA-RNA) e l'adenosintrifosfato (ATP). Proprio dal processo di utilizzo dell'ATP la pianta trae l'energia necessaria per svolgere tutte le funzioni vitali, tra cui la fotosintesi clorofilliana.
Inoltre il fosforo è un attivatore di numerose attività enzimatiche, entra nella composizione delle sostanze di riserva e delle vitamine.
Gli effetti che il fosforo determina su una pianta si manifestano in modo più evidente con lo stimolo alla formazione dei fiori e delle radici e nella maggiore elasticità dei germogli.
La carenza di fosforo si manifesta per una reale carenza dell'elemento nel substrato oppure, caso più frequente, perché ci sono situazioni che ne bloccano la disponibilità per la pianta (la retrogradazione di cui abbiamo già parlato).
I fattori che limitano la disponibilità del fosforo sono il pH alcalino e il calcare elevato che determinano la formazione di composti insolubili (fosfato bi e tricalcico).
In queste condizioni le piante mostrano chiari sintomi di carenza fosfatica che generano uno scarso sviluppo vegetativo dei germogli (nanismo) e delle radici (piante poco ancorate nel terreno), rami scarsamente lignificati e poco eretti, foglie piccole, esili, con colorazione bronzea.
Gli apporti dei fertilizzanti ad elevato tenore in fosforo sono consigliabili nelle fasi iniziali e centrali dello sviluppo della pianta, per favorire la formazione di radici e l'induzione alla fioritura.
In acquario: La forma più diffusa di fosforo in acquario è il fosfato, derivante dalla decomposizione di composti organici e del mangime che diamo ai pesci.
Con molte piante in acquario è possibile che il livello di fosfati scenda a zero, nel qual caso è possibile fertilizzare (come faccio io) con fosfato di potassio o di magnesio, in modo da avere un valore di 0,5 mg/L.
3. Potassio (K)
Il potassio è un elemento contenuto in molti minerali, infatti è diffuso in molti terreni di origine vulcanica e alluvionale. Lo si può trovare contenuto anche nella sostanza organica. Il potassio utilizzato dalle piante è però quello solubile, che si trova libero nella soluzione circolante (acqua e nutrienti) del terreno.
Per le piante, l'approvvigionamento di Potassio risulta fondamentale per una corretta crescita in quanto è un elemento fondamentale di numerosi processi biologici.
La principale funzione è relativa alla sintesi degli zuccheri, alla formazione dei profumi, alla colorazione dei petali, dei frutti e degli ortaggi.
Non tutti sanno che il potassio è direttamente coinvolto nella traspirazione delle piante perché controlla l'apertura degli stomi delle foglie (in pratica sono come i pori della pelle). Inoltre questo elemento regola la concentrazione della linfa, migliora la lignificazione dei tessuti, irrobustisce le piante e conferisce maggiore resistenza agli effetti di vento, caldo e malattie fungine.
Sulle piante da appartamento, giardino e orto, gli effetti di una buona concimazione potassica sono evidenziati da piante ricche di profumati fiori, dalla colorazione intensa e brillante, con germogli robusti e meno sensibili ad attacchi di patogeni.
Non sempre le piante riescono a trovare nel substrato tutto il potassio di cui hanno realmente bisogno, per una serie di motivazioni:
· a causa dell'esaurimento delle riserve presenti nel fondo;
· per substrati poveri di torba;
· per la presenza di elevate quantità di elementi antagonisti del potassio, come il Magnesio.
In questi casi, la pianta si viene a trovare in una situazione di carenza dell'elemento che si manifesta con un iniziale ingiallimento del bordo della lamina fogliare e si può estendere anche all'interno; successivamente i tessuti colpiti diventano necrotici e la foglia assume un ripiegamento a doccia; i germogli e il fusto sono poco lignificati e si rompono facilmente.
Gli apporti dei fertilizzanti ad elevato tenore in potassio sono consigliabili nelle fasi finali del ciclo vegetativo della pianta e nei periodi autunnali e invernali, per favorire la formazione di fiori intensamente colorati e per aumentare la resistenza al freddo.
L'apporto dell'elemento deve essere continuo, per permettere la completa lignificazione dei tessuti del fusto e dei germogli, soprattutto nelle piante a più cicli di coltivazione come la rosa.
In acquario: Il potassio si esaurisce presto in acquario se non continuamente aggiunto, in quanto utilizzato dalle piante in modo massiccio.
Per questo motivo è necessario fertilizzare costantemente con sali di potassio, come per esempio Potassio Solfato (che tra l'altro fornisce anche un altro elemento importante, lo zolfo).
MESOELEMENTI
Sono elementi usati in modo massiccio, anche se in modo minore rispetto ai macroelementi, dalle piante.
Sono anch'essi tre, eccoli:
1. Calcio (Ca)
E' il costituente delle pareti cellulari delle piante, viene quindi assorbito in modo pesante.
Lo si trova dovunque in natura, soprattutto sotto forma di sale carbonato, il cosiddetto "calcare".
Se il calcio è in eccesso, provoca la cosiddetta clorosi: il fogliame diventa giallo chiaro, tale decolorazione deriva dalla cattiva od inesistente assimilazione del ferro, da parte della pianta, per effetto dell'elevata concentrazione di calcio.
In acquario: Non è solitamente necessario aggiungere calcio, in quanto contenuto in modo considerevole (molto spesso anche più del dovuto) nella normale acqua di rubinetto (acque cosiddette "dure" hanno un contenuto molto alto di calcio, sotto forma di calcare).
Sarà da aggiungere se si utilizza acqua di osmosi; in tal caso esistono in commercio sali che "induriscono" l'acqua aggiungendo sali di calcio.
2. Magnesio (Mg)
Il magnesio va considerato per importanza come un macroelemento, sia per le asportazioni che per la funzione che svolge nella biologia delle piante, esso costituisce l'atomo centrale della clorofilla ed assume pertanto un ruolo importante nella fotosintesi. Il magnesio presiede anche alla formazione degli zuccheri, delle proteine, dei grassi e delle vitamine. Gli si attribuisce anche il ruolo di attivatore di funzioni enzimatiche e di regolatore della pressione osmotica. Vista la sua importanza, il magnesio si riscontra in tutte la parti della pianta, specialmente nelle giovani foglie e negli organi di riproduzione. Oltre ad essere importante per la fotosintesi clorofilliana, il magnesio partecipa alla formazione di pigmenti come il carotene e le xantofille, facilita il trasferimento del fosforo negli apici vegetativi e nei semi.
Nei terreni e nei substrati pronti all'uso per i rinvasi e i trapianti è normalmente contenuto in quantità soddisfacente, per cui i casi di magnesio carenza sono spesso indotti da altre cause come interferenze date da eccessi di calcio e potassio, elementi antagonisti, che ne determinano un mancato assorbimento.
Sulle piante da appartamento, giardino e tappeti erbosi gli effetti di una buona concimazione a base di magnesio è messa in risalto dalla colorazione intensa e brillante e da fiori, frutti e ortaggi più profumati e colorati.
Le principali cause che determinano la carenza di magnesio sono:
- insufficiente dotazione dell'elemento nel terreno
- indisponibilità a causa di pH acidi
- squilibrio con il contenuto di potassio, che essendo antagonista del magnesio, in caso di rapporto Mg/K inferiore a 2, ne impedisce un corretto assorbimento.
I sintomi che si manifestano, in caso di carenza dell'elemento, sulle nostre piante sono un iniziale ingiallimento internervale delle foglie più vecchie, successivamente tali tessuti diventano necrotici e la foglia cade anticipatamente, i fiori si presentano piccoli e poco colorati. I sintomi possono comunque variare secondo la specie.
In acquario: E' da aggiungere in modo continuo, in quanto si esaurisce in breve tempo vista la grande richiesta da parte delle piante.
Si può utilizzare il sale Magnesio Solfato, che fornisce anche Zolfo.
3. Zolfo (S)
Come l'azoto, serve per la costituzione delle proteine, degli acidi nucleici e di altri costituenti cellulari.
Lo si trova in natura in modo molto diffuso, soprattutto nei composti organici.
In acquario: é normalmente presente in modo più o meno grande nella normale acqua di rubinetto; comunque, fornendo Solfato di Magnesio e di Potassio si sopperisce al fabbisogno di tutti e tre questi elementi.
MICROELEMENTI
Come già detto, i microelementi servono in quantità minime alle piante per portare a termine le reazioni chimiche principali.
Ci sono parecchie decine di microelementi necessari alle piante, i principali sono comunque:
1. Ferro
2. Boro
3. Manganese
4. Zinco
5. Rame
6. Molibdeno.
In acquario: Per la somministrazione dei microelementi è necessario utilizzare dei fertilizzanti che li contengano, sia specifici per acquariologia (che io sconsiglio per il prezzo elevato) o per giardinaggio (molto più economici e, paradossalmente, potenti).

Luce e piante in acquario.
La mia esperienza
Ho avuto modo di provare tutti i tipi di luci fluorescenti sul mercato, sia acquariofilo che "normale", partendo da temperature di colore di 2700°K per arrivare fino a 10000°K, passando attraverso quasi tutti gli stadi intermedi disponibili: 3000, 4000, 5000, 6500°K.
Ho anche provato le cosiddette "fitostimolanti".
Non ho invece mai provato le luci attiniche e quelle dedicate agli acquari marini, in quanto tutti i miei acquari sinora sono d'acqua dolce.
Allo stato attuale ho tre acquari allestiti in casa, con le seguenti caratteristiche e luci montate:
1. Acquario tropicale
- 240 litri
2. Acquario Ryukin
- 60 litri
- Nr. 2 lampade a risparmio energetico Osram Dulux S/E 840 da 11W a 4000°K (con alimentatore elettronico)
3. Miniacquario olandese naturale (solo piante, senza filtro)
- 12 litri
- Nr. 1 lampada a risparmio energetico Osram Dulux S/E 840 da 11W a 4000°K (con alimentatore elettronico)
Come potete vedere tutte le lampade che sto attualmente utilizzando (dopo aver provato e scartato un mucchio di altri modelli anche specifici per acquariologia) sono normali lampade utilizzate in ambienti lavorativi e case, reperibili in qualsiasi negozio di illuminotecnica.
Detto questo, le motivazioni che mi hanno portato alla mia scelta finale e, per il momento, definitiva.
Come riconoscere le lampade, la temperatura di colore e la resa cromatica?
Tutti i costruttori utilizzano una sigle simile; per esempio, Osram 840, Philips TL/D 84 e GE 84 sono sigle identificative della stessa lampada: una lampada a 4000°K con una resa dei colori superiore all'80%.
Infatti, la prima cifra di ogni sigla (
rappresenta la resa dei colori (8 > 80%, 9 > 90%), le altre la temperatura di colore (27 = 2700, 4 o 40 = 4000, 5 o 50 = 5000, 6 o 65 = 6500, ecc.).
Nei miei acquari utilizzo lampade Osram 840 (4000°K), Philips 84 (4000°K), Philips 86 (6500°K) e GE 85 (5000°K).
Per chi fosse interessato, ho messo in linea il catalogo Osram delle lampade Lumilux E e Dulux (spero di non aver commesso nessun crimine: se ho violato qualche copyright fatemelo sapere): MOLTO UTILE per la scelta di temperatura di colore, flusso, resa cromatica, ecc.
Nel catalogo Lumilux E sono inoltre riportati gli spettri di emissione delle varie lampade.

tra i piu' famosi laghetti di pesca sportiva della bassa valmarecchia figurano laghetti della F.I.P.S.: Federazione Italiana Pesca Sportiva.
Situati a Poggio Berni, i laghetti fips sono il punto di ritrovo di molti pescatori ogni fine settimana: il posto e' piacevole, i Laghetti sono contorniati di vegetazione, tra le piante piu' numerose troviamo la tipha, il giunco, e la canna.
La popolazione Ittica invece cambia a seconda del volere dell'uomo, o quasi: oltre infatti alla riproduzione spontanea, nei Laghetti vengono regolarmente immessi pesci di diverse varieta' appunto per la pesca sportiva: carpe, trote, lucci sono tra i piu' immessi.
per questi ed altri motivi i Laghetti F.I.P.S. sono tra i piu' apprezzati nel territorio, visitateli.

